La pittura immaginata
Fabrizio Parachini — 2015
“La necessità intima di esprimersi attraverso una figurazione sentita come unico medium possibile tra l'esercizio pittorico, il dipingere con tutto ciò che la pratica comporta, e il raccontare visioni.”
Dalla prima opera sono passati cinquant'anni. Questa non è un'occasione per fare bilanci, ma piuttosto l'opportunità per cercare di mettere a fuoco alcuni degli aspetti fondamentali che hanno caratterizzato il lavoro dell'artista e i temi affrontati, frequentati e poi condivisi con i propri estimatori.
Dagli anni ottanta la figura umana, nelle sue diverse declinazioni, diventa il fulcro delle riflessioni e dell'espressività figurale di Oronzo Mastro. Il nudo femminile, che aveva fatto la sua comparsa come prova d'esame nel 1971, si ripresenta periodicamente negli anni, come pretesto e soggetto dalla forte comunicativa esistenziale e simbolica.
La figura umana è anche indagata e raffigurata da Oronzo Mastro sia nel suo essere "persona in sé", sia come persona "simbolo" e in questo caso spesso vestita degli attributi nominali o esteriori di una religiosità condivisa. L'artista vuole parlarci dell'esistenza umana, di vita vissuta, di situazioni e atteggiamenti sociali.
È questo l'ultimo corpus di opere: ritratti di donne, volti, mezzibusti, figure intere e di trequarti; tutti dai titoli significativi e in alcuni casi ambivalenti e tutti fatti di una pittura preziosa ma, cosa estremamente importante, tutti come attraversati da visitatori silenziosi e, apparentemente, inopportuni.
A proposito della pittura di Oronzo Mastro, Sebastiano Vassalli ha fatto una considerazione di ordine generale: "Per la pittura di Mastro, parlerei di classicismo magico, che coniuga tra loro due istanze ugualmente presenti nelle sue ragioni profonde di pittore: il bisogno di ordine, di solidità, di equilibrio, cioè appunto di classicità, con la spinta verso il sogno e verso il libero dispiegarsi della fantasia."
La necessità intima di esprimersi attraverso una figurazione sentita come unico medium possibile tra l'esercizio pittorico, il dipingere con tutto ciò che la pratica comporta, e il raccontare visioni. Anche nella mutazione dei titoli che l'artista ha attribuito alle sue opere si percepisce il graduale raggiungimento dell'obiettivo poco per volta chiarito a se stesso.
I ricordi sono i segni più importanti che lascia il tempo, per fortuna o purtroppo. E agli uni e all'altro si annoda quella malinconia che si percepisce essere impalpabilmente presente, ma non patita, nelle opere di Oronzo Mastro che, alla fine, è riuscito a trovare quel tipo di pittura che si era sempre immaginato. Una pittura che alla presenza delle figure del mondo deve tutto e che alle figure, reali, del mondo, deve parlare.